In Italia

Perché è importante investire ora nelle Start Up


I giovani italiani
sono stati pochi giorni fa etichettati dal Presidente Monti “generazione perduta” e dato l’eco della definizione egli ha tenuto subito a precisare che il termine perduto non era riferito alla mancanza di capacità ma alla scarsità di opportunità e al fatto di dover pagare le conseguenze delle scelte sbagliate adottate dai governi precedenti.

Si torna quindi di nuovo a parlare di un problema che affligge il nostro Paese da anni, ovvero la fuga di cervelli, i cosiddetti potenziali italiani che invece di essere utili e far crescere il proprio Stato sono costretti, per sopravvivere, ad andare all’estero. Per arginare questo fenomeno Monti punta ad un piano per investire maggiormente nel capitale umano proponendo le seguenti misure:
investimenti sulla formazione con lo scopo di permettere a tutti di studiare, di contrastare l’abbandono scolastico ed infine di favorire esperienze all’estero come ad esempio il Progetto Angels
liberalizzazione delle professioni
favorire l’avviamento di una attività commerciale, basterà infatti avere 1 euro di capitale per gli under 35 che hanno intenzione di dare vita ad una nuova impresa.

Il programma di sostegno alle nuove imprese sarà presentato a settembre dal ministro Corrado Passera, al momento però in Italia non si investe come in altri Paesi Europei, soprattutto Francia e Inghilterra, ma nonostante questo lo scenario è positivo:
Start up Chile – giugno 2012, questo un programma è stato creato dal governo cileno per spingere gli investimenti nel Paese e renderlo il polo imprenditoriale dell’innovazione per l’America Latina, ed ha recentemente premiato come primo classificato la start up italiana Doochoo
Leweb – dicembre 2011, uno dei maggiori eventi europei dedicato al web vede come vincitori il progetto di start up italiano Beintoo
• Si sono sviluppate 700/800 start up in Italia nel settore ICT e cleantech, 200/300 nel settore biotech e medical devices
• secondo il VEM (Venture Capital Monitor) nel 2011 sono stati investiti in start up circa 40 milioni di euro (che salgono a circa 80 milioni di euro negli ultimi 18 mesi) mentre il finanziamento medio è passato da 1 a 2,4 milioni di euro
il fondo italiano di investimento decide di destinare un fondo di 50 milioni di euro al finanziamento di venture capital.

Se si guarda oltreoceano, negli USA il Censis Bureau (Ufficio stampa del Dipartimento del Commercio) sostiene che le imprese ad aver creato più lavoro sono le start up. Dal 1980 al 2005 le Start up americane hanno creato circa 3 milioni di posti di lavoro aumentando l’occupazione nazionale del settore privato.
Questo è solo uno degli esempi positivi che potrebbero spingere il nostro Paese ad adottare un sistema di investimento per le Start up come mezzo per uscire dalla crisi. I settori italiani su cui più si investe nelle start up sono in ordine: ICT, beni per l’industria (cleantech, farmaceutico, medicale), terziario avanzato, servizi finanziari, media/comunicazione e trasporti.

I dati sono incoraggianti ma si può fare di più soprattutto a livello burocratico, creando ad esempio un sistema normativo semplice e chiaro, attuando riforme che incentivino l’investimento nelle venture capital e creare maggiori sinergie con Paesi esteri. Tutto questo è possibile e realizzabile, gli imprenditori lungimiranti esistono e basta dare loro i mezzi perché possano investire nei giovani.

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