In Italia

Qual’è il più grande problema per una startup?

Scorrendo nei blog nati per trattare il tema delle start up è facile percepire come le idee valide, ossia il nucleo centrale dal quale l’impresa si evolve, non manchino di certo. Emerge invece l’idea che i fondi necessari per finanziare tali progetti siano difficilmente reperibili sul mercato e che l’italia, rispetto agli Stati Uniti, padri dell’imprenditorialità, sia in questo campo indietro anni luce.

La ricerca di Matteo Panfilo, uno studente della Luiss di Roma, che ha intervistato dieci tra i più importanti fondi d’investimento italiani, svela invece che i capitali non mancano e offre un quadro generale di ciò che sono le attese e le pretese di questi importanti venture capital.

Dall’articolo emerge che, a differenza di ciò che si è portati solitamente a pensare, le cifre messe sul piatto da questi enti sono molto considerevoli. Per citare le più importanti, solo le previsioni d’investimento dei maggiori fondi italiani per l’ultimo triennio superano i 400 mln di euro; la media degli investimenti è di 3 mln e in questo periodo sono stati finanziati più di 180 progetti.

Per dare agli utenti del blog un quadro informativo completo, si elencano ora i principali fondi di finanziamento a cui è possibile rivolgersi in fase di avanzamento della start up e dai quali si potrebbero attingere capitali nel caso in cui l’idea imprenditoriale abbia margini di sviluppo interessanti; saranno inoltre indicati a fine articolo i link utili.

Premettendo che nelle fasi iniziali il fabbisogno finanziario tende ad aumentare man mano che il progetto si evolve, un primo aiuto viene dato dai cosiddetti seed investment o seed capital, fondi che investono in idee che necessitano della realizzazione di un prototipo per capire se hanno veramente il potenziale immaginato. Sono fatti da familiari o da fondi specializzati ed il loro taglio d’investimento può variare da alcune migliaia di euro fino anche a qualche centinaia di migliaia. Un investitore istituzionale importante in questa fase è PMIEquity, accreditato presso il Ministero delle Attività produttive.

Quando l’idea inizia a prendere forma e assume evidenti caratteri innovativi è probabile che si facciano avanti anche investitori privati; questi prendono il nome di Business Angels, i cosiddetti “angeli degli affari”, i cui investimenti possono raggiungere anche il milione di euro. Si tratta di manager o ex imprenditori con importanti capitali dotati di grande esperienza e di una vasta rete di conoscenze. Questi “angeli” spesso si riuniscono in reti locali dette Business Angels Network che finanziano, a differenza del seed capital, non solo idee ma anche start up già avviate. Anche se l’Italia non è tra le realtà più sviluppate in questo campo, secondo l’Eban (Associazione di categoria Europea) il più importante Business Angel in Europa è italiano: Francesco Marini Clarelli, presidente di Italian Angels for Growth investe in start up e giovani imprese innovative con fatturato minore di 2 milioni di euro.
Per quel che riguarda le start up nei settori di Internet e mobile, un investitore importante a livello europeo è Connect Ventures.

Nel momento in cui il prodotto commercializzato inizia a diffondersi, gli users si moltiplicano e con loro anche i primi guadagni. È in questa fase che possono subentrare vari fondi di Venture Capital con possibilità d’investimento molto elevate. Il maggiore fondo italiano è Innogest che investe su imprese in fase di seed o di early stage e ha un capitale di ottanta milioni. Per le imprese che operano nel campo delle tecnologie ICT due fondi importanti a cui fare riferimento sono Dpixel e Principia Sgr che proprietario di due fondi muove quasi cento milioni di euro.
Una società focalizzata su servizi, tecnologia ed energia rinnovabile è A.M.E. Ventures che adotta una procedura di selezione delle proposte interamente on-line.
Inoltre, vari servizi e importanti investimenti sono offerti a giovani aziende innovative operanti sia in Italia sia in Francia da 360° Capital Partner.
Infine, dato che molte idee vincenti provengono da giovani neolaureati, è fondamentale ricordare l’apporto dei tanti incubatori gestiti dalle università che seguono le start up più innovative nelle prime fasi di vita.

Le possibilità sono quindi più ampie del previsto; nonostante tutto, c’è anche chi tra chiedere finanziamenti ed autofinanziarsi preferisce la seconda opzione. Jun Loayza, imprenditore di successo e fondatore di due internet companies, suggerisce di non cercare spasmodicamente finanziamenti ma di concentrare le energie sul prodotto visto che secondo lui più saranno le disponibilità dell’impresa più saranno anche le sue spese. Per questo motivo la scarsità di fondi non deve sempre essere vista come un problema.

Allora viene da chiedersi dov’è che il meccanismo si inceppa; secondo l’opinione dei direttori dei fondi intervistati, il problema maggiore è la mancanza di capacità manageriali che porta alla stesura di business plan imprecisi e scarsamente convincenti. Per colmare questa lacuna e far sì che in futuro vengano presentati progetti affiancati da piani più coerenti stanno nascendo molte iniziative che, finanziate dagli stessi fondi, permetteranno di sviluppare le proprie capacità manageriali. Non resta che approfittarne!

Links:
www.pmiequity.it
www.italianangels.net
www.connectventures.co.uk
www.innogest.it
www.Dpixel.it
www.principiasgr.it
www.ameventures.it
www.360capitalpartner.com

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