Nel Mondo

Not money enough? “Crowdfund” your startup

Tra il dire e il fare c’è in mezzo il mare. Questo vecchio e popolare adagio, che sovente riemerge perentorio nella vita di tutti i giorni come una sorta di super-ego di freudiana memoria invitandoci a fare in conti con la realtà delle cose, sembra fotografare alla perfezione la situazione di ristrettezza di risorse in cui spesso si trovano ad operare le startup.

In particolare, il reperimento di mezzi finanziari per dare il la ad una prima concretizzazione dei propri progetti aziendali può rappresentare una problematica decisiva per la reale nascita di una impresa che, qualora non venisse superata, difficilmente vedrebbe la luce. Nel corso degli anni sono sorte diverse società le quali, tramite seed funding, venture capital o private equity, finanziano startup affinché sviluppino i propri business model, traendo il proprio guadagno, solitamente, da una successiva vendita delle quote detenute, una volta che il soggetto beneficiario abbia raggiunto una dimensione e una redditività ritenute soddisfacenti.

Negli ultimi anni, alle pratiche appena citate, se ne è aggiunta una nuova che prende il nome di crowd funding (o, in alternativa, crowdfunding), tradotto come “finanziamento (funding) dalla folla (crowd)”. Esso si basa sull’apporto di denaro fornito da molteplici soggetti, che desiderano sostenere una determinata organizzazione affinché questa trovi le necessarie risorse per realizzare le proprie iniziative, che possono riguardare gli ambiti più disparati, tra cui la ricerca in ambito scientifico, le manifestazioni culturali, il giornalismo, gli aiuti umanitari sono solo alcuni esempi.

Il crowd funding viene oggi utilizzato anche nell’ambito delle startup date alcune caratteristiche che lo rendono idoneo a svolgere tale ruolo: la possibilità di attingere denaro da una vasta platea di soggetti, aumenta di fatto le possibilità di riuscire ad ottenere la somma desiderata e permette di frazionare i rischi su più investitori; oltretutto, il fatto di non dipendere da un ristretto numero di apportatori di capitale a titolo di rischio, fa sì che i membri fondatori delle neonate società riescano a mantenere un certo grado di autonomia, senza dover subire ipotetiche politiche aziendali e pressioni esercitate da nuovi soci entranti, riproducendo, pertanto, su piccola scala, i principali vantaggi delle public companies.

A tutto ciò si aggiungano i benefici derivanti dal fatto che un metodo di raccolta così “friendly” e diretto fa sì che chi decida di investire il proprio denaro si possa sentire particolarmente coinvolto nella realtà aziendale che si prefigge di supportare, senza, peraltro, dover sborsare necessariamente cifre esose: qualche decina di euro provenienti da n individui possono già essere più che sufficienti per superare la fase embrionale e poter, quindi, acquisire una certa credibilità presso il mercato dei capitali.

Il crowd funding da solo non può di sicuro permettere il successo di una startup, sono le idee brillanti e molti altri fattori che rendono un progetto vincente, ma questo metodo di raccolta del capitale certamente consente di non fermarsi alle prime difficoltà finanziarie, dando così speranza, fiducia e mezzi per poter attraversare quel tratto più o meno ampio di mare che separa il dire dal fare.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi Articoli

Informiamo gli appassionati e i curiosi sull'ecosistema startup e gli attori al suo interno!

ideastartup on facebook

Copyright © 2015 IdeaStartup

To Top