In Italia

Cucina 2.0, le startup che fanno la differenza

È risaputo come la cucina italiana sia famosa in tutto il mondo per le sue prelibatezze. Su questa idea si sono sviluppate alcune startup che hanno sfruttato internet per creare nuovi modi per trovare ristoranti o sfruttare le proprio competenze culinarie.

La prima è Gnammo, social network che permette agli iscritti di scegliere se essere solo “gnammer” o anche cuochi.
In questo sito s’incontrano gli appassionati di cucina che decidono di provare quello che altri cucinano partecipando a cene organizzate dagli iscritti. Oppure si propongono come cuochi, e decidono di organizzare loro delle cene a casa propria.

Per partecipare a questo social, non serve essere cuochi professionisti, ma semplicemente avere passione ai fornelli. Se invece si decide di restare “gnammer”, diventa un’opportunità per trovare posti diversi dai soliti ristoranti dove mangiare, infatti, basta connettersi a questo social e cercare l’evento più vicino a dove ci si trova e iscriversi.
Questo è anche un modo per fare business perché chi organizza cene può decidere di farle a pagamento definendo il prezzo sulla base del menù che realizzerà quella serata e quindi, prima di aderire, anche lo “gnammer” può capire se quell’evento fa per lui o no.

Gnammo mette quindi a disposizione degli iscritti una rete di persone e strumenti per farsi conoscere e quindi diventa più facile creare questo business alternativo. L’idea di questa community è venuta a Gian Luca Ranno ed è stata finanziata e supportata da Treatabit, l’incubatore dal politecnico di Torino. Il guadagno per questa startup si basa sulle transaction fee.

Sempre da questo incubatore è in fase di sviluppo Amocucina.it, un sito, dove l’idea è di legare la diversità delle cucine regionali italiane associandole ai dialetti Gli obiettivi di guadagno del fondatore, Paolo Monferrato, si basano sull’e-commerce legato a corsi, prodotti tipici e turismo enogastronomico che questo sito punta a offrire.

Se invece si vuole starsene comodamente a casa, c’è JustEat, sito internet che permette di ordinare la cena o il pranzo, decidere che tipo di cibo si vuole mangiare e farselo portare a casa. Il sistema è molto semplice, i ristoranti che vogliono aderire a questo circuito si iscrivono e iniziano a ricevere le ordinazioni, il cliente, invece, ha ampia scelta e la comodità di non doversi recare nel locale e attendere il tavolo e la preparazione. Questo è un modo utile anche per i lavoratori che possono farsi portare un cibo caldo direttamente in ufficio, ottimizzando la pausa pranzo e senza doversi limitare al solito panino. L’obiettivo è quello di espandersi in tutto il territorio sebbene attualmente siano prevalentemente presenti nelle aree di Roma, Torino, Milano e Firenze.

Questa idea è nata nel 2007 da Ivan Molella e Antonino Guarnaccia, ideatori di Click Eat che è stata poi acquistata da Just Eat, per permettere l’espansione di quest’ultima anche in Italia, già ampiamente presente in tutto il mondo. JustEat, infatti, è una rete che si sviluppa in 13 paesi e che vede ben 15.000 ristoranti affiliati e ben oltre 100.000 mila pasti serviti al giorno.

Oltre ai siti è stata ideata anche AppEatIt, un’applicazione che permette di decidere il ristorante più vicino, prenotare un tavolo, decidere il menù e volendo, pagare ancora prima di arrivarci. Tutto questo permette di gustarsi un pranzo senza l’attesa per un tavolo libero né l’attesa della cottura del cibo. Quest’ultimo elemento è quello sul quale questa applicazione punta, per differenziarsi rispetto alla concorrenza, poiché generalmente tutte le altre applicazioni o siti, che sono già presenti sul mercato, permettono di prenotare un tavolo e quindi di eliminare l’attesa del posto, come ad esempio My Table. Qui, oltre a questo, puntano anche a eliminare il tempo che si deve aspettare perché il cibo sia pronto. Questa applicazione punta soprattutto a essere utilizzata dai lavoratori che mangiano fuori per permettere loro di sfruttare al meglio in tempo della pausa pranzo e poter mangiare più tranquillamente.

Non c’è nessun costo aggiuntivo per il servizio e inoltre vi è la possibilità per l’utente di conoscere già in anticipo le opinioni di chi è già stato in quel locale. Questa idea, che è ancora in fase di sviluppo, è stata ideata da Marco Clemenza, Damiano Congedo e Stefano Colella ed è riuscita a raggiungere il terzo girone del Wind Business Factor 2012.

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