Interviste

Quattro chiacchere con Matteo Pace, stagista in una startup a Stoccolma

Dopo la testimonianza del nostro amico Pescante Fabio impegnato a Tallinn nello sviluppo di un’app durante l’hackaton di garage 48, proseguono i nostri racconti di studenti impiegati in una startup all’estero.

Abbiamo la fortuna di poter raccontare l’esperienza di Matteo Pace, laureando in ‘economia e gestione delle imprese’ presso Ca’Foscari. Proprio in questi giorni sta concludendo la sua esperienza di stage in una start-up a Stoccolma

Ciao Matteo, mi hai spiegato di esserti imbattuto per caso nel mondo delle startup. Spiegati meglio.

 Ciao a tutti, si la mia storia ha del particolare. A metà dicembre ho finito gli esami e sono partito, senza contatti e con pochi risparmi, per Stoccolma, deciso a trovarmi lo stage (necessario per il percorso di laurea) e approfittarne per fare un’esperienza di vita in Svezia. Tutto è andato a gonfie vele.

Puoi spiegarci come lo hai trovato?

 I primi giorni li ho dedicati a girare i vari istituti di rappresentanza italiana (ambasciata, camera di commercio, ecc…) per ricevere qualche informazione e consiglio. Poi ho cominciato a scrivere alle aziende più conosciute, finché…

Finché?

 Finché mi è stato consigliato di rivolgermi alle startup, qui in Svezia molto numerose e sviluppate, soprattutto in ambito “IT” (information technology). Una di queste mi ha subito risposto e mi ha convocato per un colloquio. Ne è seguito un pranzo di lavoro in cui si sono definiti i miei compiti.

Di che tipo di startup si tratta?

 E’ una start-up focalizzata su soluzioni streaming e web-TV. Stanno sviluppando una tecnica all’avanguardia in questo ambito e sono in piena espansione; trattandosi, nella quasi totalità, di “software engineers”, il mio apporto è stato bene accetto.

Come mai parli di “numerose e sviluppate startup” lì in Svezia? C’è qualche condizione particolare che ne favorisce lo sviluppo?

 Penso che la spiegazione sia da ricercare nelle università svedesi. Qui, come in Australia ad esempio, non esistono le tasse universitarie durante il percorso di studi. Lo Stato concede una sorta di prestito con l’obbligo di pagare il debito entro un “tot” di anni, una volta lavoratori con il proprio salario.

E questo permette a tutti di potersi concentrare solo sugli studi, giusto?

 Esatto! Niente lavoretti per pagarsi l’università. Questo consente agli studenti di concentrare le proprie forze nel loro percorso e sviluppare idee interessanti. Idee che, se hanno un potenziale importante, vengono finanziate dall’università stessa. Da qui la spiegazione del proliferarsi delle startup in Svezia.

 dopo lo stage quindi che farai?

 C’era un progetto di assunzione già definito, ma si tratterebbe di una scelta di vita e ho detto “no”. La Svezia non mi convince fino in fondo. Tornerò in Australia, il mio primo amore. Probabilmente ho già trovato un contatto per scrivere la tesi e lavorare allo stesso tempo. Dove? In una startup ovviamente!!

Ciao a tutti, vi terrò informati!!

 

 

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