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Charity Stars vince la prima edizione della 360by360 competition

charity stars 360 competition

Charity Stars, già finalista del premio Marzotto la scorsa settimana, ha vinto il premio di 360.ooo $, messo in palio per la prima edizione della 360by360 competition. La competizione è stata promossa da 360 Capital Partners, società di Venture Capital impegnata in tutta Europa, con focus particolare su Francia e Italia. Questo fondo ha compiuto già più di 75 investimenti.

Ad organizzare l’evento Nuvolab, acceleratore d’impresa e società di servizi di Milano fondato da Francesco Inguscio. Nuvolab si propone di creare e aiutare a valorizzare concretamente le opportunità imprenditoriali latenti nel sistema nazionale.

La manifestazione si è svolta martedì 3 dicembre presso Villa Contessa Rosa in provincia di Cuneo. A favore del progetto vincitore ha giovato probabilmente la buona reputazione del fondatore, il padovano Francesco Nazari Fusetti, classe ’87. Fusetti è infatti già alla seconda iniziativa startup, dopo il successo di ScuolaZoo, realtà capace di fatturare 3,5 milioni annui.

Il vincitore si candida a tutti gli effetti a divenire uno dei modelli di cui l’ecosistema italiano sembra necessitare per trainare il fenomeno della nuova imprenditorialità. Charity Stars è la prima piattaforma europea per il celebrity raising, già capace di raccogliere in pochi mesi oltre 65.000€ grazie ad una rete di partnership ben strutturata. L’obiettivo è quello di sbarcare negli Stati Uniti, dove il mercato della beneficienza risulta molto più ampio ed organizzato.

Il risultato premia la convincente esposizione del suo fondatore: tra tutte infatti è sembrata quella delineata con più chiarezza, merito senz’altro dei 6 mesi vissuti quest’anno nella Silicon Valley.

Complessivamente 22 le start up finaliste, di cui 18 selezionate da altrettanti incubatori partner. Le rimanenti 4 sono state scelte da 360 Capital partner dalle oltre 400 application online.

Tra le  ultime abbiamo ritrovato dopo lo Storming Pizza dell’ultimo luglio Cover Clip. Si tratta di una piattaforma web che gestisce in pochi secondi il processo di ricerca del personale.Le attività digital come Cover Clip han fatto la parte del leone con 14 presenze. Le restanti 8 si sono divise equamente tra medical devices e industrial.

Durante la giornata ciascuna startup ha eseguito il proprio pitch, seguito da una breve sessione di Q&A dalla giuria o dalla platea. L’interesse della giuria spesso si posava sull’unique value proposition e sul modello di business dell’iniziativa. Tra le altre startup si è distinta pure Buru Buru, store online per prodotti di artigianato contemporaneo. Di essa ci ha colpito la sostenibilità economica: ad appena un anno dall’avvio si dimostra capace di realizzare revenues.

Questo punto di forza della startup incubata presso Nana Bianca la distingue da molte startup che palesano difficoltà nel creare un flusso di ricavi.

Un’altra criticità comune sembra risiedere nella difendibilità dell’idea.

Non è immune da queste considerazioni Qcumber, brillante app per visualizzare il livello d’inquinamento circostante all’utente la quale mira a convertire in clienti premium il 5% degli user. Tra le idee industrial ci ha affascinato senz’altro D-orbit, occupata nella produzione di dispositivi in grado di rimuovere satelliti artificiali e quindi, dato l’oggetto sociale, bisognosa di ingenti capitali.

Il livello generale delle proposte in gara ci è sembrato molto elevato, specie nei casi dei settori medical devices e industrial protetti da brevetti.

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