Born to be startupIn ItaliaInterviste

Adotta una vite e creati il tuo vino personalizzato con MaremmaVignamia!

Interlocutore: Filippo Rossi, consulente di marketing turistico

Come e quando è nata l’idea di realizzare questa startup?

L’idea è nata un anno e mezzo fa quando io e mio fratello abbiamo deciso di prendere questo terreno e di diventare viticoltori. Diciamo per passione più di mio fratello, in quanto io non avevo tanto una cultura improntata sul vino. Così ho deciso di partecipare al progetto ma solo con l’intento di  creare una rottura con la classica vendita di vino. Credevo già molto alla personalizzazione e nella costruzione sulla base dell’esperienza. Mi sono detto facciamo una startup, dividiamo l’azienda in tre settori e uno di questo lo concentriamo sull’esperenziale. Mi sono chiesto perché non facciamo in modo che la gente partecipi a tutto il processo della crescita dell’uva adottandosi una vite, vedendola crescere e partecipando alla vendemmia e poi imbottigliarlo a proprio nome? Così nasce “MaremmaVignamia”. Il cuore dell’idea è quella di passare da un’azienda che vende il prodotto a quello di un’azienda che coltiva il prodotto insieme al proprio cliente.

A chi è diretto questo servizio?

In realtà su questo è stato fatto uno studio abbastanza importante. Tra l’altro una ragazza dell’università di Viterbo, che stava dando la tesi di dottorato, strutturò un’indagine di mercato per “MaremmaVignamia”. E’ rivolta a un pubblico che ha la passione per il vino, per la natura, per la maremma e a quelle persone che hanno sempre sognato di essere dei viticoltori.

Perché i possibili acquirenti dovrebbero affidarsi a te? Quali sono i vantaggi che si possono avere rivolgendosi “MaremmaVignamia”?

I vantaggi consistono nel fatto che loro riescono a coltivare il proprio vino, partecipando a tutte le varie fasi della crescita dello stesso: dall’adozione della vite, al taglio dell’uva, alla potatura, alla vendemmia e all’imbottigliamento. Infine creare bottiglie che non sono della “MaremmaVignamia”, ma sono personalizzate con le etichette delle persone che hanno partecipato al processo produttivo. Il vantaggio sta nell’avere un vino che è stato praticamente coltivato, e può avere un ritorno d’immagine per chi lo compra o per locali che vogliono avere etichette personalizzate.

Il Brasile è uno dei paesi che si rivolge allo stato italiano per l’acquisto dei vini, raccontaci che rapporti e progetti avete in mente a riguardo

In questo momento con l’altro settore dell’azienda ci occupiamo anche di un’altra cosa che forse ci rende i primi in Italia: realizziamo bomboniere con il vino personalizzato. Nel settore classico siamo andati in Brasile perché appunto è un Paese emergente, e lì abbiamo portato la nostra esperienza. Ho trovato però un Paese non emergente come forse altri, nel senso che è pieno di contraddizioni, molto latino. I brasiliani sono molto volubili. Le tasse sono altissime. Portare una bottiglia lì vuol dire che arriva al destinatario con un prezzo moltiplicato per sei volte di quello che viene acquistato in Italia. La nostra esperienza è stata positiva perché abbiamo portato un vino fatto per il Brasile, e il prezzo era abbastanza competitivo. Anche lì abbiamo fatto un processo di personalizzazione per le squadre di calcio brasiliane, infatti probabilmente collaboreremo con la squadra del Vitòria e anche con la Carrarese Calcio che è la squadra di proprietà di Buffon, portiere della Nazionale e della Juventus.

Chi altro lavora con te in questo progetto?

Siamo tre io mio fratello, laureato in Agronomo, e che si occupa di tutta la parte che riguarda il processo del vino: la cantina, rapporti con l’enologo e del reparto amministrativo. Abbiamo, poi, un terzo socio che invece è il classico fattore dell’azienda: va con il trattore, sta dentro la vigna. Infine, ci sono io che mi occupo di tutta la parte marketing e commerciale.

Avete intenzione di ampliare l’offerta territoriale di questa iniziativa?

Si, più che altro abbiamo intenzione di aumentare la produzione di vini. In questo momento diciamo che la vendita alternativa funziona abbastanza bene. Ogni anno cresce perché le persone si abituano sempre di più ad acquistare online. La nostra reputazione cresce. La nostra linea di vini si basa sui sette vizi capitali e per il momento ne abbiamo solo quattro su sette, e dovremo arrivare ad un cofanetto con i sette vizi. Vi è anche una partnership con una stilista emergente che ha delle boutique a Londra e a New York. E arriveremo a personalizzare anche i colori delle scatole delle bottiglie.

Finora hai riscontrato il successo che ti aspettavi?

Si ho riscontrato un successo che non mi aspettavo soprattutto dalla parte più pura del progetto, ovvero quella esperienziale. Ho visto che la gente risponde molto bene, e alle persone piace personalizzare, andare sul sito, scegliere la bottiglia, il tappo, l’etichetta. Piace molto, ed è un regalo che viene fatto veramente con soddisfazione. Ho avuto soddisfazioni nel conoscere tutte le persone che hanno adottato la vite. Sono tutte persone che sono venute in azienda e che hanno anche pranzato con noi. Cerchiamo di avere un rapporto non verticale ma trasversale, come se non si trattasse di un cliente. La parte più difficile è quella classica: il mercato del vino, distributore, agente. È una parte un pochino più noiosa. Considerando che siamo un’azienda piccola siamo partiti senza finanziamenti, solamente finanziati dalla banca, quindi non ricchi di famiglia. Questo è molto importante perché nel mondo del vino ci si scontra con realtà di persone abbastanza facoltose. Purtroppo avendo dei budget piccoli anche sull’online potremmo molto di più incrementare il volume delle esperienze.

Quali sono i vostri prossimi obiettivi adesso?

L’obiettivo nostro è quello di migliorare l’esperienza del cliente. Introdurremo la personalizzazione delle scatole e stiamo pensando di ricostruire anche il sito. L’obiettivo nostro è quello di avere più esperienze possibili all’interno dell’azienda, e incrementare il volume d’affari della vendita del vino.

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