Interviste

Quali sono le ragioni che spingono gli investitori istituzionali a finanziare un’impresa piuttosto che un’altra?

La Guida pratica al capitale di rischio – Avviare e sviluppare un’impresa con il venture capital e il private equity, nata dalla collaborazione tra AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital) e l’organizzazione internazionale PricewaterhouseCoopers, e destinata agli imprenditori o agli aspiranti imprenditori che cercano un partner per finanziare un proprio progetto imprenditoriale, mira a fornire una risposta al suddetto interrogativo.

L’investimento istituzionale nel capitale di rischio viene inteso come l’apporto di risorse finanziarie da parte di operatori specializzati, ad esempio mediante partecipazioni nel capitale azionario o tramite obbligazioni convertibili in azioni. Esso copre un periodo medio/lungo e vede come beneficiarie aziende che detengono un progetto valido e un potenziale di sviluppo. Tale investimento, oltre ai mezzi finanziari, prevede anche l’offerta di esperienze professionali, competenze tecnico-manageriali e la possibilità di entrare in contatto con una rete di investitori ed istituzioni finanziarie.

L’obiettivo finale dell’investitore consiste nella realizzazione di un capital gain, o guadagno in conto capitale, derivante dalla cessione della partecipazione acquisita. Al fine di raggiungere tale goal, esso seleziona i progetti d’impresa caratterizzati da un elevato potenziale di sviluppo; progetti in cui il suo apporto vada ad accelerare il processo di creazione di valore.

In particolare, l’investitore tenderà a privilegiare le seguenti caratteristiche d’impresa:

–          la validità del progetto di sviluppo e le prospettive di crescita dimensionale e reddituale. In altri termini, viene visto positivamente un prodotto/servizio scarsamente imitabile e sostituibile, il cui mercato presenti ancora elevate possibilità di espansione;

–          la determinazione e l’ambizione dell’imprenditore, in qualità di soggetto che persegue obiettivi impegnativi ma realistici, così da ispirare fiducia nell’investitore;

–          un buon management, composto da persone con consolidata esperienza e conoscenze specifiche del settore;

–          la presenza di possibilità di disinvestimento, in un’ottica di realizzazione del capital gain.

A tali considerazioni seguono le analisi tradizionali di bilancio, ma non solo, vengono effettuate tutte le valutazioni necessarie ad individuare le iniziative imprenditoriali vincenti, che consentano un guadagno elevato in occasione di disinvestimento.

In via preliminare rispetto alla ricerca dell’investitore, è importante che l’impresa esamini a fondo la propria situazione aziendale. Problemi di tensione finanziaria, infatti, non possono infatti essere corretti con l’apporto di nuove risorse finanziarie, in quanto queste ultime sono funzionali soltanto allo sviluppo, e non al riequilibrio di situazioni critiche, che devono essere risolte in altro modo. Il problema non si pone per le startup, dato lo stadio iniziale in cui esse si trovano.

Alle startup, e non solo ad esse, vengono però richiesti altri requisiti, al fine di attirare l’attenzione dell’investitore:

–          la credibilità dell’iniziativa;

–          la conoscenza del settore in cui si intende operare;

–          il commitment nel progetto;

–          la tendenza ad un discorso leale e trasparente con l’investitore.

Il biglietto di presentazione è costituito dal business plan, che deve quindi essere redatto al meglio, al fine di fornire un’immagine dell’azienda a tutto tondo ed illustrare quelle che sono le future possibilità di crescita ed indirettamente di “vincita” per l’investitore.

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