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FEI Venice 2014: un nuovo “Pensare Avanti”

FEI Venice 2014

Prendete un centinaio di manager, imprenditori e accademici provenienti da ogni angolo del pianeta e dalle aziende e università più prestigiose al mondo, poi metteteli tutti insieme a Venezia: una città magica, uno dei centri culturali e artistici più importanti al mondo, luogo d’incontro perfetto tra tradizione e innovazione: personalmente ritengo che “Front End of Innovation” sia più di un puro e semplice convegno, credo che possa essere più simile ad un cocktail di pura innovazione, futuro e opportunità.

Il FEI, infatti, è considerato il più importante convegno al mondo per tutti gli innovatori, un appuntamento immancabile che, generalmente, si tiene due volte l’anno, una a Boston e l’altra in Europa: “quest’anno, per la prima volta” illustra Carlo Bagnoli, docente di Strategia Aziendale e Innovazione Strategica “FEI è organizzata nel Sud­‐Europa e l’Università Ca’ Foscari è orgogliosa di ospitarla nel campus economico di San Giobbe”.
L’evento si è svolto da lunedì 17 a mercoledì 19 marzo, ed io, assieme ad un team di studenti cafoscarini, ho avuto l’opportunità di partecipare in qualità di membro dello staff: oltre ad aiutare gli ospiti nel destreggiarsi all’interno della città lagunare, è stata un’occasione unica per poter prender parte al ricco calendario di sessioni, conferenze e workshops tenuti dai più grandi luminari al mondo sul fronte dell’innovazione.

Il primo giorno, lunedì 17, era dedicato al tema dell’Innovation Management e di come mettere insieme la componente Front End con la Back End dell’innovazione: dall’identificazione delle opportunità e lo sviluppo dei primi concept alle fasi esecutive. L’aspetto che finora mi ha più colpito sono stati i momenti di convivialità e networking previsti dall’agenda, uno a metà mattina, uno a pranzo, e l’altro nel pomeriggio: per l’occasione, al piano terra del Dipartimento di Management, è stato allestito un bar per consentire agli ospiti di svagarsi prima di riprendere le attività in programma. Il vero motivo di questo appuntamento, però, era il networking: gli ospiti, infatti, avevano la possibilità di scambiarsi quattro chiacchiere, porre le basi per accordi o alleanze future, discutere sugli ultimi trend, o semplicemente per fare conoscenza. Partecipare ad un momento di coesione come questo è stato per me qualcosa di altamente stimolante: se da un lato è stata un’ottima occasione per conoscere meglio gli altri studenti coinvolti nel convegno che, come me, condividono la passione per l’innovazione, dall’altra è stata una ghiotta opportunità per poter parlare con coloro che l’innovazione la vivono tutti i giorni.
La prima persona con cui abbiamo avuto il piacere di conversare è stato Vince Voron, una delle star presenti al convegno: entrò a far parte di Apple a soli 21 anni in qualità di designer e vi rimase per ben 20 anni raggiungendo il ruolo di Industrial Design Leader, poi passò alla Coca Cola, dove rinnovò l’immagine aziendale, ed ora è approdato alla Dolby in qualità di VP Global Marketing and Design. Mi ha impressionato subito il suo modo di fare: nonostante avesse lavorato per alcune tra le multinazionali più prestigiose al mondo, si è relazionato con noi con grande semplicità e simpatia. Quando si è congedato, infine, ci ha invitato a tenere duro e ad impegnarci per inseguire i nostri sogni. Fantastico.
Particolarmente azzeccata la scelta, da parte degli organizzatori, di affiancare un fumettista alle star che in questi tre giorni avrebbero raccontato le loro esperienze in Aula Magna: è stato particolarmente curioso e divertente vederli all’opera per fissare nero su bianco i punti focali di ogni speech. Come dimostrano le foto in basso, si tratta di veri e propri quadri!

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Il secondo giorno, martedì, era dedicato a legato all’analisi di due tematiche: il concetto di ecosistema e quello di business model. Assieme ad altri studenti abbiamo deciso di partecipare al workshop tenuto da Per Kristiansen in aula Saraceno “Exploring the Business Model Canvas with the Lego Serious Play Method. Avevo sentito parlare prima d’ora dell’idea di associare i celeberrimi mattoncini colorati al tema della creatività da applicare ad un modello di business, ma non avevo mai assistito a qualcosa del genere: è stato un motivo in più per farsi avanti. L’aula Saraceno, per l’occasione, era stata allestita con numerosi tavoli separati l’uno dall’altro e con alcune sedie attorno ad essi, in modo che i partecipanti formassero dei team. Ogni persona aveva a disposizione una busta contenente lo stesso numero e tipo di mattoncini, ed ognuno era invitato a completare alcune “sfide” a tempo, come costruire la torre più alta, formare un modello che rappresentasse la propria azienda o un Ceo da incubo, e così via. L’aspetto che ho trovato più illuminante era il fatto che oltre a dover costruire, e quindi dar sfogo alla propria creatività, occorreva motivare le scelte effettuate in materia di forma, mattoncini, ecc. insomma, non era sufficiente costruire qualcosa, ma bisognava imprimere al proprio modello un certo livello di razionalità e condividere le decisioni in materia con il proprio team.
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Protagonista indiscusso del martedì è stato Frank Stephenson, designer statunitense che con orgoglio ha presentato il proprio lavoro di fronte ad una folta platea in
aula magna. L’ attuale responsabile del Centro Stile McLaren Automotive ha letteralmente “acceso i motori” del suo speech mostrando il video di una sua creazione, la McLaren P1, intenta a percorrere a tutta velocità il tracciato del Nürburgring, “l’inferno verde”. Nel corso del suo intervento ha ripercorso gli stadi della sua carriera: lavorò in Bmw, poi passò al Gruppo Fiat, dove contribuì allo sviluppo di numerosi modelli sia in casa Ferrari che alla Maserati, annoverando collaborazioni con i più famosi designer mondiali tra cui Pininfarina e Giugiaro, poi si spostò in Fiat, dove ebbe il compito di lavorare al nuovo modello della 500.

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Mercoledì, l’ultimo giorno del convegno, ha seguito il pattern delle giornate precedenti: l’approccio a due tematiche affrontate in parallelo articolandole poi in 4-­5 conferenze. E’ seguito poi un intervento in Aula Magna per chiudere la giornata e il convegno. Nella giornata conclusiva, gli argomenti trattati riguardavano: “Cultivating the Innovation Environment” e “Design & Trends: Early Influencers in the Innovation Process”; mentre Frank Piller, docente alla RWTH Aachen University e al MIT Media Lab, ha parlato della Maker Economy, proponendo uno scenario suggestivo del futuro che ci aspetta, dove la tecnologia consentirà di rendere personalizzabile qualsiasi tipo di prodotto, rendendolo unico.

Vorrei ringraziare Alberto Brugnoli, che mi ha offerto la grandissima opportunità di partecipare ad un evento di tale portata, e Matteo Demartini, con il quale ho letteralmente condiviso fianco a fianco ogni momento, ma soprattutto tutti i ragazzi del team, con i quali ho vissuti momenti incredibili.

Il team di studenti cafoscarini al FEI
Spero vivamente che l’evento venga organizzato anche l’anno prossimo a Venezia, credo sia importante creare, per gli studenti, occasioni di dialogo e confronto diretto con il mondo del lavoro e dell’innovazione: entrare in contatto con le imprese, con i guru dell’innovazione e carpire i loro consigli. Ritengo non ci sia modo migliore per fare un salto di qualità e porre le basi per il Nuovo Rinascimento Italiano[cit. F. Morace].

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