In Italia

EUROPA, IMPRESE ED INNOVAZIONE: L’ITALIA RESTA AL PALO

Sono partite a giugno 2014 le prime Call europee dedicate alle PMI innovative all’interno del  programma SME-Instrument. Queste call hanno rappresentato un’importante novità nel panorama di HORIZON 2020 (il nuovo programma quadro pluriennale per la ricerca e l’innovazione dell’Unione europea). Per la prima volta infatti l’Unione europea ha deciso di investire direttamente e non attraverso partenariati con Enti di Ricerca, Università, parchi Scientifici sulla spina dorsale del suo sistema produttivo: le PMI.

I bandi di Giugno hanno messo sul tavolo un budget di circa 700 Mln di euro a cui si sono aggiunti altri altri 300 Mln di euro nella tornata di Dicembre.

In tutto quindi 1 Mld di euro messo a disposizione delle PMI innovative (circa 20 Mln in tutta Europa) allo scopo di favorire la presentazione di progetti di innovazione basati su idee bottom up in numerosi ambiti disciplinari che spaziano dalle biotecnologie all’energia, dallo spazio ai nuovi materiali. Il tutto attraverso tre distinte fasi che accompagnano il prodotto dalla fase di industrializzazione alla messa in commercio fornendo un’intensità di finanziamento pari al 70% dell’investimento e fino ad un massimo di 2.5 Mln di euro.

Entrando più nel dettaglio le tre fasi del ciclo di innovazione prevedono:

1.      Verifica della fattibilità tecnica del progetto

L’impresa per richiedere il finanziamento deve predisporre un’analisi di fattibilità tecnico-scientifica dell’idea proposta. Il progetto dovrà riferirsi a nuovi prodotti, processi, servizi e tecnologie o a nuove applicazioni di mercato delle tecnologie esistenti.

Le attività in questa fase comprendono la valutazione del rischio, la ricerca di eventuali partner, il coinvolgimento degli utenti, l’analisi di mercato, lo sviluppo di strategie innovative e la gestione della proprietà intellettuale. Il prodotto della fase uno sarà un business plan con il quale l’azienda avrà verificato la fattibilità o meno della propria idea progettuale.

2.      Sviluppo e dimostrazione del progetto

Le attività del progetto si incentrano sull’innovazione, dimostrazione, sperimentazione, prototipazione fino alla prima replicazione sul mercato. Possono accedere alla seconda fase le Pmi che hanno avuto esito positivo alla selezione alla fase 1 oppure nel caso in cui l’azienda abbia già sviluppato un Business Plan accurato.

Nella fase 2 le imprese presentano progetti per la realizzazione sviluppo di nuovi prodotti, servizi o tecnologie innovative con un elevato potenziale per la competitività e la commercializzazione.

3.      Commercializzazione

L’ultima fase è diretta alla promozione dell’implementazione e della commercializzazione della soluzione innovativa. Non consiste in un finanziamento diretto, ma riguarda forme di supporto nella ricerca dei fondi necessari ad agevolare la vendita sul mercato del prodotto finale e a sostenere il progetto nel lungo periodo.

Come più volte si sente ripete l’Italia è la patria delle PMI il Paese del “piccole e bello”. Tuttavia negli anni  ha sempre mostrato grandi difficoltà nel ripagarsi gli investimenti fatti. Analizzando infatti il saldo tra i progetti finanziati e il costo sostenuto dal Paese come contributo al budget complessivo dei programmi quadro il dato è sempre risultato negativo. In altre parole potremmo dire che negli ultimi 25 anni il Sistema Paese ha contribuito a finanziare e sostenere la ricerca dei suoi potenziali competitor.

Le cause di questi insuccessi sono molteplici ma volendo fornire una panoramica quanto più esaustiva si potrebbe riassumere che il deficit più comune va ricercato a livello progettuale. Il successo di un progetto è infatti legato alla migliore soluzione scientifica, alla miglior squadra messo in campo, all’impatto economico e scientifico atteso a fine progetto, e infine al budget di spesa.

Recentemente l’Agenzia che si occupa della gestione e del monitoraggio di SME-Instrument (EASME) ha fornito i dati relativi alla prima tornata di domande. In particolare per quanto riguarda la Phase 1 (call Giugno e Settembre) sono state presentate 4610 domande di cui 787 presentate da PMI Italiane (17% del totale).

progetti pre selezionati italia

L’analisi dei risultati derivanti dalla selezione dei beneficiari, per la sola call di Giugno, restituisce un quadro però molto diverso.

Su 2666 domande presentate, di cui 436 da PMI Italiane, il numero di progetti finanziabili è risultato pari a 317 di cui solo 20 italiani (6.3% del totale) con un calo quindi pari al 62.5%.

italia innovazione

La domanda che sorge spontanea alla luce di questi dati è: com’è possibile che il Paese delle PMI per eccellenza a fronte del gran numero di domande presentate abbia ottenuto risultati così modesti?

Non risulta semplice fornire una risposta univoca ma nei prossimi articoli proveremo a dare degli spunti di riflessione

#staytuned

 

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