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Le 3 chiavi manageriali per uno startupper

Le startup sono un moto perpetuo… tutto è in continuo divenire, i cambiamenti sono all’ordine del giorno: non avvengono in modo lineare, spesso appaiono disordinati, imprevedibili, avvolti in una nube di incertezze, insicurezze, errori.

Il rischio che si generi caos e confusione è concreto, e la poca focalizzazione può comportare effetti implacabili.

Ma cosa si intende per cambiamento??

Per “cambiamento” si intende in generale il passaggio da uno stato corrente (as is) a uno stato desiderato o futuro (to be), per esempio tramite modifiche organizzative o altri interventi.

In particolare, questo approccio ci ha suggerito l’importanza del così detto “Pivotal Approach: vuoi cambiare? Allora identifica il tuo piano B, sii flessibile e … Abbi coraggio!

Alla luce di queste premesse, e fresco della mia certificazione di Project Management, mi sono chiesto: come fare in modo che il cambiamento non sia un salto nel vuoto, un passo azzardato? Come fare in modo che le risorse non siano sprecate e che si possa imparare da questo processo/fase/corcostanza/passaggio? È veramente possibile attraversare un fase delicata come quella del cambiamento senza un minimo di programmazione o pianificazione?
Se da un lato è vero che l’Approccio Lean rifiuta il concetto di pianificazione, è altrettanto vero che nella definizione stessa di pivot si ritrovano concetti quali “strutturazione, pianificazione”….

Infatti, il Pivot viene definito come “A pivot is not just an exortation to change; it is a special kind of structured change designed to test a new fundamental hypotesys about the product,business model, and engine of growth.”

Quindi?
Quindi significa che adottare un approccio lean non equivale a lasciare tutto al caso, lasciare che le cose vengano da sè! Anzi!

La fase di cambiamento può essere vista come un micro-PROGETTO, con delle proprie fasi in funzione delle quali utilizzare particolari strumenti! Difatti, non ciò che si verifica non è mai un big bang che proclama il cambiamento, bensì un processo con fasi caratteristiche!

La gestione dei processi di cambiamento richiede un approccio strutturato [per l’implementazione efficiente dei cambiamenti ai sistemi (persone, organizzazioni, infrastrutture, ecc.) attraverso l’attenta pianificazione degli interventi e la quantificazione dei rischi e dei benefici.], e La “strategia per progetti” appare una strada obbligata al fine di perseguire interventi di cambiamento nelle più diverse imprese e organizzazioni.

La filosofia del “creare ed adattare” è comune anche nella gestione dei progetti e si chiama “gestione evolutiva dei progetti” [È un approccio che crea i presupposti per un processo robusto di implementazione del cambiamento.]

Pertanto, esiste ed è evidente un punto di intersezione fra Project Management, Change Management e Lean Management... Bingo!

Ogni “change request” attiva un pivot, ossia una “new strategic hypotesis that will require a new minimum viable product to test”.

La gestione evolutiva del progetto non può prescindere quindi da una comunicazione integrata, che  scaturisce dal così detto “pivotal meeting”: è in questa sede che, per di più, potrebbe essere resa ancor più concreta l’intersezione fra le tre discipline sopra indicate, in virtù della necessaria presenza del Project Manager ( Project Management), membri del Change Control Board (Change Management), Product development e business leadership teams (Lean management).

Per andare ancora più a fondo, vale la pena citare alcuni degli strumenti che, in quella riunione, possono tornare utili per prendere la decisione di sterzare o meno. Si tratta di strumenti che hanno valenza più strategica, che quantitativa, e che oltretutto potrebbero essere adottati in funzione delle diverse fasi del processo di cambiamento: matrice rischi/opportunità (più indicata per la fase di avvio), analisi di scenari ipotetici, analisi di sensitività, SWOT analysis, analisi tempi-costi-qualità (ossia rispetto del triplo vincolo, presupposto, anche questo, fondamentale per procedere verso il pivot).

Alla luce di queste considerazioni, sembra giusto che il lean management conceda uno spiraglio di affermazione al project e al change management, e questo per una serie di motivi:

  • Garantire una struttura a questo processo permettere di imparare dall’esperienza… Ma con maggior ordine e minore dispersione di informazioni;
  • Possibilità di ricostruire “la storia” del nuovo prodotto/servizio, valorizzando le scelte di successo e anche quelle di insuccesso;
  • Individuare i driver chiave che hanno permesso di orientare le scelte e perciò valutarne l’allineamento con strategia, mission, vision.

In conclusione, credo che nello studio del lean management sia importante adottare un atteggiamento non esclusivo, bensì inclusivo di altre discipline (come quelle del Project e del Change Management)che bene si integrano con le tesi sostenute nei testi principali di questa disciplina.

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