Interviste

La criminologia sceglierà chi potrà andare su Marte


É stata recentemente pubblicata sulla rivista Substantia, curata dal dipartimento di Chimica dell’Università degli studi di Firenze, una applicazione inedita delle Scienze Criminologiche all’esplorazione spaziale. Il protocollo, a cura dei professori Vincenzo Lusa e Annarita Franza, applica per la prima volta gli studi di Neurocrimone all’esplorazione spaziale.

A seguito dell’istituzione da parte dell’Agenzia Spaziale Americana del NASA Space Forensics, progetto interdisciplinare che pone ricerca astronomica e forense in parallelo, gli studi e le conferenze legate al ruolo delle scienze forensi all’interno delle esplorazioni spaziali sono in crescita. L’ultima, sviluppata dai due ricercatori italiani, include la valutazione di luce regioni cerebrali dove alcune anomalie possono generare comportamenti antisociali. Inoltri vengono indagati i polimorfismi genetici che possono indurre reazioni di violenza in risposta ad eventi stressati. 

Studiando la violenza e l’aggressività umana da un punto di vista evoluzionistico il protocollo indaga fattori biologici psicologici e sociali che possono influenzare i comportamenti umani. Il protocollo si basa sullo studio di alcuni processi penali dibattuti in Italia, nei quali gli imputati sono stati giudicati incapaci di intendere e volere in virtù proprio di anomalie encefaliche e all’alterazione di geni che hanno influenzato il loro comportamento.

Questa ricerca può essere applicata agli astronauti che, trovandosi ad affrontare un viaggio di lunga durata in orbita extraterrestre, potrebbero trovarsi davanti a situazioni delicate che sono rischiose per il successo della missione spaziale.

La NASA non ha mai compiuto accertamenti mirati in questo senso sui propri astronauti, ma la presenza di anomalie biologiche potrebbe rivelarsi molto dannose nel momento in cui, durante una missione extraorbitale, si trovassero sottoposti a situazioni molto stressanti, mettendo in pericolo sé stessi e il resto dell’equipaggio.

Un’applicazione inedita che dovrà prendere in considerazione anche l’interazione tra gli astronauti e i nuovi ambienti in cui dovranno operare, per potersi ritenere completa ed essere fondamentale per la buona riuscita di una missione spaziale.

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